15 settembre 2012

Enueg

  • Mi sto rattrappendo verbalmente per 1) naturale tendenza dell'uomo al risparmio energetico - pigrizia inconsapevole e innata; 2) accidia; 3) faccia butterata; 4) limiti sociali; 5) incapacità relazionale trasmessa per via genetica. 
  • Mi sto creando tanti demoni e problemi inutili per il gusto di tenere sgombra la mente dalle cose piacevoli e incoraggianti; se penso alle cose piacevoli, esse diventano improvvisamente motivo di tristezza perché non ottenibili sul momento oppure perdono valore di fronte all'enorme vastità del malessere al quale ho comprato un grembiulino e un astuccio a 3 piani, di quelli che si usano per creare la barricata durante le verifiche. Mi auto-perseguito, auto-affliggo, auto-distruggo. La paura di rimanere sola mi rende odiosa e di questo passo sola ci rimango per davvero.
  • I titoli delle canzoni degli Explosions in the sky mi fanno sentire molto triste e sola (vedi su). 
  • Stamattina stavamo decidendo quale stampa incorniciare e regalare ad Antonio per il suo studio. C'erano Degas, Monet, Manet, Sisley, Gauguin, Cezanne, Renoir... Ho sentito dal soggiorno, dopo aver scartato le stampe che non mi interessava tenere per me, che mia sorella tentava di spiegare a mia madre cosa rappresentassero le Ninfee di Monet, e lei (mia madre) è (O Dio mio, ti invoco tra parentesi così poi quando la smetterò di sentirmi in colpa ti comprimerò) così fastidiosa quando si ostina a essere gretta e ignorante, a non voler vedere oltre il suo naso, e così ridicola, quando per avere ragione tenta di delineare una sua visione più elevata, più complessa, finendo per riconfermarsi l'essere inutile e privo di passioni che ha scelto di essere. È peggio essere ignoranti in tutto, anche nei sentimenti e nelle relazioni, o esserne coscienti, quindi assumere il titolo di "merda mediocre" invece di "ignorante", e rimanere coerenti al proprio personaggio/maschera?
  • Sono dimagrita ancora e una parte - orrenda? - di me ne è felice. Credo che in questi miei periodi di totale coglionaggine la parte bella della mia anima si eclissi, con conseguente leggerezza e al tempo stesso invadenza. Perché rimane solo il vuoto/la parte brutta, essendo il male ciò che di più scemo e banale possa esistere, e il mio guscio (vuoto) pesa di meno, e riflette ciò che (non) ho dentro. Il ciclo puntuale come la mini-depressione da esame universitario da 12 crediti, l'intestino che schiaccia la vescica (come cazzo fa???), la ricrescita che cola dentro e fuori - o l'oscurità che avanza è reale, dentro e fuori, o sono io che non mi ricordo manco più com'ero da mora e quindi tutto mi pare non-biondo.
  • Non sono né la prima né l'ultima, è un male generazionale, genetico, ma giostrabile. È che a quanto pare non ne ho voglia per 1) naturale tendenza dell'uomo al risparmio energetico - pigrizia inconsapevole e innata;  2) accidia; 3) faccia butterata; 4) limiti sociali; 5) incapacità relazionale trasmessa per via genetica. 
Quanto siamo veramente tesi al divano e al semplice/piattume, se tutto è un casino in realtà? Il pensiero e l'azione complessi non sempre sono belli/migliori - come mia madre dovrebbe imparare nei suoi deboli tentativi di riscattarsi. L'unica cosa che dovrebbe ospitare più nodi possibili entro la sua rete/chioma è il linguaggio, ma questo credo che non potrà più essere affar mio. Credo che tornerò all'idea di Editoria e scrittura, all'idea di farmi spazio a spallate in mezzo alla marmaglia - chi sono io per ritenermi superiore ad essa?-, a dare una botta e poi prenderla, alla mia visione ottimistica o semplicemente fottesegante del reale. Non ne sono contenta, eh. Evidentemente non voglio stare bene.

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