22 giugno 2012

Sabotare / 6B


Potrebbero essere le scale del convento di zio,
quelle che hanno messo quando hanno fatto i lavori, che hanno significato tante cose.
La stanza di zio però è uguale, per quanto mi fidi della mia memoria.
Potrebbero essere le scale del convento di zio, appena lucidate da Raffaella che non c'è più
con la testa
e fanno un macello della madonna
ma ho la fissa dell'ascensore (ahahah ed è quasi l'una e dovrei stare al letto da un'ora perché sai com'è rischio anche il fallimento universitario)

finisco a scrivere domani, ché mi stanno a scoppià le cervella.

dicevo
ho la fissa dell'ascensore, cioè che consumi troppa energia
in realtà ho anche paura di morire lì dentro insieme alla colonia di zanzare che popola il soffitto attorno al neon
quindi
non lo prendo se non è strettamente necessario, e faccio le scale
anche perché ho l'impressione che non le usi nessuno, poverine.
Le scale che vanno dalla porta a vetri al primo piano, cucina, cella frigorifera, corridoio, specchio, pettinatoia, vaso con composizione di fiori gialli finti, pareti bianche buie, quadro di gesù crocifisso nell'aria, quadro con padre dehon, fax, porta a vetri, altre due porte, legno lucido e fragile, mica come quello delle scale casinare. E i forni, quei forni beige delle due stanze. Quella mia e di mia sorella. Quella mia e torniamo sempre lì, premo i polpastrelli sempre su quella porta e sulla porta scorrevole di quel piatto doccia e di quelle pareti piene di puntini insaguinati e di zampette di zanzare.
Potrebbero essere le scale di casa vecchia, che non saranno mai come quelle di marmo di qui, erano le scale xilofono, che mamma non aveva tempo di lucidare, che quando venivano a vedere casa quelli delle agenzie le insozzavano tutte. Xilofono perché ogni gradino suonava in un modo diverso dagli altri, e quando scendevo suonavo, si può dire, ed è una musica che ho ancora in testa. Tan tan tan ton taan than tohn.
Potrebbero essere le scale che da piccola salivo in braccio a mamma, le scale dell'età del corrimano, attaccata al corrimano perché papà saliva col montascale e non c'era molto spazio, l'età degli scherzi con zia, quando facevo capolino dall'ultimo gradino e la chiamavo.
Non mi piace niente di niente.

Potrebbero essere ma non possono, non potranno, e mai.
Devo mollare la presa e lasciarti morire definitivamente.

12 giugno 2012

Inconcludente ricerca del tempo perduto

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
Improvvisamente
o dopo essere passata attraverso vari stadi, varie vite passate, cerchi di fuoco, porte e prove
comunque
mi si è palesata una verità
ed è LA verità, non mia ma universale
non da imporre a tutti, non scomodo nessuno
mi è stata imposta, mi è stato amorevolmente richiesto di accettarla
ecco, non sono stata mai scelta
non sono mai stata scelta per me
per quello che sono
non sono stata scelta nemmeno per quello che avrei potuto essere, da mia madre
non sono la prima scelta, il primo pensiero
non sono la priorità
non sono l'eccellenza
non sono il dio, il modello
non sono niente
non sono niente per nessuno e non lo sono mai stata
io sono quello che gli altri pensano, cioè niente.
io sono quando gli altri mi pensano, e fluttuo in cerca di forme che gli altri scartano puntualmente
credo di non meritarmi un posto in questo mondo, non merito di volerlo perché non mi è richiesto un apporto, la mia presenza, la mia faccia.
non per la storia dell'umanità, ma per quella dei miei cosiddetti amici, della mia cosiddetta famiglia, per la gente che incontro per strada, sull'auto, in biblioteca, nei locali.
nessuno ricorda, nessuno gioisce, nessuno ringrazia, nessuno lotta, nessuno ha fede
per me.
tutto quello che faccio s'incenerisce
tutti inceneriscono quello che faccio
per loro.
ebbene, sono gooby.
va bene così, va bene, è tutto ok.

Anche l’atto così elementare che chiamiamo “vedere una persona che conosciamo” è, in parte, un atto intellettuale. Riempiamo l’apparenza fisica dell’essere che vediamo con tutte le nozioni che possediamo sul suo conto, e nell’immagine totale che ci rappresentiamo, queste nozioni hanno certamente la parte più considerevole. Finiscono per riempire così perfettamente le gote, per seguire con un’aderenza così esatta la linea del naso, si incaricano così bene di sfumare la sonorità della voce, come se questa fosse un involucro trasparente. che ogni volta che vediamo quel viso e sentiamo quella voce, sono proprio quelle nozioni che ritroviamo e che ascoltiamo.

2 giugno 2012

Qualcuno metta la mia fottuta rabbia sotto contratto

AHAH, non mi regolo.
Tipo che penso che buttarmi dalla finestra conferisca alla mia morte un significato metaforico più profondo  rispetto al buttarmi dal lungo balcone della cucina. E penso a te sotto forma battistiana, sfigata solo come il poro Lucio poteva essere, chissà se fumi, se tuo padre t'insegue col mattarello, se ti fai le seghe davanti la chat roulette. Mio padre è gay, mia madre è scema. Eh, no, papi è morto, mamma è depressa, e io non sono cresciuta in una famiglia, non ho modelli, non ho aspirazioni, non ho regole. Non mi regolo.
Penso che il colore delle radici dei miei capelli rispecchi non tanto il mio orientamento politico, quanto il mio moto a luogo: sono ferma a un semaforo che vedo solo io; vedo autovelox ovunque.
Ah, e cosa penso delle persone che utilizzano piagnucolosamente e a sproposito la cit di Schopy, “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”? Che debbano camminare strisciando per il resto della loro superflua e sopravvalutata esistenza.
Perché la gente è così scema? Perché è concentrata tutta nella facoltà di Lettere? Perché ne faccio parte anch'io, della schiera dei scemi?