2 giugno 2012

Qualcuno metta la mia fottuta rabbia sotto contratto

AHAH, non mi regolo.
Tipo che penso che buttarmi dalla finestra conferisca alla mia morte un significato metaforico più profondo  rispetto al buttarmi dal lungo balcone della cucina. E penso a te sotto forma battistiana, sfigata solo come il poro Lucio poteva essere, chissà se fumi, se tuo padre t'insegue col mattarello, se ti fai le seghe davanti la chat roulette. Mio padre è gay, mia madre è scema. Eh, no, papi è morto, mamma è depressa, e io non sono cresciuta in una famiglia, non ho modelli, non ho aspirazioni, non ho regole. Non mi regolo.
Penso che il colore delle radici dei miei capelli rispecchi non tanto il mio orientamento politico, quanto il mio moto a luogo: sono ferma a un semaforo che vedo solo io; vedo autovelox ovunque.
Ah, e cosa penso delle persone che utilizzano piagnucolosamente e a sproposito la cit di Schopy, “La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”? Che debbano camminare strisciando per il resto della loro superflua e sopravvalutata esistenza.
Perché la gente è così scema? Perché è concentrata tutta nella facoltà di Lettere? Perché ne faccio parte anch'io, della schiera dei scemi?

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