Potrebbero essere le scale del convento di zio,
quelle che hanno messo quando hanno fatto i lavori, che hanno significato tante cose.La stanza di zio però è uguale, per quanto mi fidi della mia memoria.
Potrebbero essere le scale del convento di zio, appena lucidate da Raffaella che non c'è più
con la testa
e fanno un macello della madonna
ma ho la fissa dell'ascensore (ahahah ed è quasi l'una e dovrei stare al letto da un'ora perché sai com'è rischio anche il fallimento universitario)
finisco a scrivere domani, ché mi stanno a scoppià le cervella.
dicevo
ho la fissa dell'ascensore, cioè che consumi troppa energia
in realtà ho anche paura di morire lì dentro insieme alla colonia di zanzare che popola il soffitto attorno al neon
quindi
non lo prendo se non è strettamente necessario, e faccio le scale
anche perché ho l'impressione che non le usi nessuno, poverine.
Le scale che vanno dalla porta a vetri al primo piano, cucina, cella frigorifera, corridoio, specchio, pettinatoia, vaso con composizione di fiori gialli finti, pareti bianche buie, quadro di gesù crocifisso nell'aria, quadro con padre dehon, fax, porta a vetri, altre due porte, legno lucido e fragile, mica come quello delle scale casinare. E i forni, quei forni beige delle due stanze. Quella mia e di mia sorella. Quella mia e torniamo sempre lì, premo i polpastrelli sempre su quella porta e sulla porta scorrevole di quel piatto doccia e di quelle pareti piene di puntini insaguinati e di zampette di zanzare.
Potrebbero essere le scale di casa vecchia, che non saranno mai come quelle di marmo di qui, erano le scale xilofono, che mamma non aveva tempo di lucidare, che quando venivano a vedere casa quelli delle agenzie le insozzavano tutte. Xilofono perché ogni gradino suonava in un modo diverso dagli altri, e quando scendevo suonavo, si può dire, ed è una musica che ho ancora in testa. Tan tan tan ton taan than tohn.
Potrebbero essere le scale che da piccola salivo in braccio a mamma, le scale dell'età del corrimano, attaccata al corrimano perché papà saliva col montascale e non c'era molto spazio, l'età degli scherzi con zia, quando facevo capolino dall'ultimo gradino e la chiamavo.
Non mi piace niente di niente.
Potrebbero essere ma non possono, non potranno, e mai.
Devo mollare la presa e lasciarti morire definitivamente.

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