[più che di cose belle, vorrei circondarmi di cose vere, di persone vere, e quindi di persone felici, perché Dio solo lo sa quanto nascondano la rabbia, la rigidità, l'insoddisfazione, l'irrequietezza...]
Sono circondata da segni, la mia vita ne è piena, ma riesco a vedere solo quelli sul mio corpo, che ne è altrettanto pieno. Sono ovunque: sulla schiena, sulle scapole, sulla nuca, sulle pancia, sulle cosce. So individuarli anche a occhi chiusi, cosicché, ogni qualvolta voglio farmi del male/stare male/essere vera e sincera, posso andare a pigiarci sopra un dito punitivo mentre continuo a fare quello che sto facendo, ricordandomi (come se potessi mai dimenticarmene) che il segno è ancora lì, che fa ancora male, che io sono quello che il segno mi ha portato ad essere. Non sono una persona migliore perché porto quei segni, non c'è stato un miglioramento o uno svelamento: sono il segno. [al diavolo Nessuno si salva da solo, Tu hai la malattia, non sei la malattia etc etc etc]
Potrei essere un cespuglio, visto che non posso essere un albero;
potrei bah boh
Sono continuamente su questo palco, ho l'ansia e dei costumi di scena che mi merito, la mia parte è sempre la stessa, c'è sempre il pubblico a giudicarmi anche quando credo di stare da sola: la vanessa fottesegante deve dimostrare alla vanessa che vuole un posto nel cuore di ognuno - di poche persone, in realtà - che la sua performance è da Golden Globe, e la vanessa che vuole essere il Personal Jesus di mamma e dell'altra vanessa vuole dimostrare a quest'ultima che l'unico modo di vincere un applauso è quello di comportarsi come lei.
Potrei andare a studiare e dimostarmi che ho ragione io;
potrei andare a suonare e dimostarmi che ho ragione io;
potrei laurearmi e dimostrarmi che ho ragione io;
potrei iscrivermi a nuoto e comprarmi delle scarpe adatte e dimostrarmi che ho ragione io;
potrei leggere Proust e dimostrarmi che ho ragione io;
potrei andare dall'estetista e dimostarmi che ho ragione io;
potrei frequentare posti nuovi e stimolanti e dimostarmi che ho ragione io;
potrei fottesegare e dimostrarmi che ho ragione io;
potrei scindermi ulteriormente e ancora e ancora per posticipare, per perdermi in diatribe tra fazioni opposte, per dimostarmi che ho ben altri problemi da affrontare piuttosto che queste sciocchezze.
Alla fine è falso tutto dal principio, perché potrei pormi come obbiettivo quello di laurearmi per potermi affittare un monolocale lontano da qui e vicino a un parco, per rinchiudermici e leggere tutto quello che non ho potuto leggere in questi anni, per stare finalmente - finalmente! - in silenzio. Potrei fuggire da tutti, se proprio non posso fuggire da me stessa. Ma quanto è sincero questo atteggiamento? Sono consapevole di aver fatto dei passi in avanti rispetto all'anno scorso, che sto circoscrivendo sempre di più il malessere in quei famosi dieci giorni che precedono ogni scontro tra le mie due parti rompipalle, ma ogni volta che mi ci ritrovo dentro sento di stare come al punto di partenza. Ma quale parte di me lo sente? Quale parte di me sta parlando ora? Non sono sincera e voglio stare lontana da me per questo.
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