
Ho sempre valutato l'amore in base alla gioia provata nel sacrificio, a quanto mi piangeva il cuore a prestare un libro di Jonathan Coe o a regalare un mio bracciale, ai soldi spesi per un regalo. Ieri pensavo se avrei mai potuto anche prestare gli LP di mio padre a R. e mi sono ricordata di come una volta ho rincorso mia zia quando credevo fosse ormai troppo tardi, perché se n'era presi un po' di quei cimeli (a quanto pare 'sti pezzi d'antiquariato fruttano vile danaro), e avevo paura che nel caos e nella noncuranza di mia madre avesse preso anche gli LP dei Pink Floyd. Il panico mentre mi facevo di corsa perdendomi le ciabatte le scale il vialetto del condominio la discesa fino al citofono il cancello e il parcheggio, fino alla macchina; mi aspettavano tutti un po' spazientiti, sebbene mia madre credo abbia capito cosa mi stava accadendo e credo glielo abbia detto poi, e credo che non sia stata così superficiale da non riconoscere i dischi preferiti di papà. Fortunatamente nel portabagagli non c'era il cadavere dei ricordi materiali di mio padre con lo scotch sulla bocca. Come nei film, quando Tizio crede di aver visto tra la folla come una nitida apparizione il volto Caia e rincorre l'ipotetica donna, che di solito è defunta e manca molto al povero Tizio, la rincorre disperatamente, fino a raggiungerla, sussura il suo nome mentre le mette una mano sulla spalla, e quando si gira SBIMM! non è Caia, è solosolamentesolo Tizio, con una sconosciuta che di Caia non ha niente, e Tizio pure non ha niente, a parte lo sconforto e la delusione, e vergogna per sé stesso e per aver scomodato la donna. Dentro di me ho provato un po' della stessa vergogna, per aver fatto perdere tempo ad A. e M., e rabbia, perché non si erano presi niente, erano in casa, li aveva messi a posto mia madre, io avevo ciò che consideravo mio, ma allo stesso tempo non avevo niente in mano. Ora so che in mano ho mio padre, quello che m'immagino io visto che è un tabù in casa, mio padre da ragazzo che si risparmiava pure le 50 lire per comprarsi i dischi, mio padre con i capelli ricci e lunghi che ci capiva di musica, non come mio zio G., mio padre con il giradischi in cameretta, mio padre che non so come cavolo è finito a innamorarsi in quel paesello di merda. Perché sì, sì che c'è stato amore, non ci credo al resto. Ora so che non potrei mai più prestare né tantomeno regalare a R. o ad altri roba mia, visto che non sento più niente (o almeno credo) verso di lui, che non ha mai capito niente e nemmeno io avevo capito niente e solo ora me ne accorgo che a lui non glien'è fregato un cazzo, che tutto ciò che gli ho dato era pulsante di vita e che così, anzi anche di più, sono anche le cose di mio padre, e visto che è già tanto se gli ho regalato un po' di me, ma questo non significa che dovrò decidere se scegliere tra la vodka o l'essere divorata dagli alsaziani, è solo il giusto mezzo, solo il giusto mezzo.
Mi hanno detto che se abiti da solo con dei gatti, e dovessi malauguratamente morire, i tuoi piccoli amici ti divoreranno la faccia. Secondo mia sorella è un innesto di mia madre.
2 commenti:
credo di volerti bene sul serio.
g.
giò ♥
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