30 settembre 2011

Company's ok, solitude is bliss

["Si è soli anche con gli uomini", disse il serpente.] Non riesco a convertire questo malessere in azione. D'altronde è da me pensare e non parlare, sognare di essere felice e inventarmi scuse per non provare ad esserlo. C'è chi preferisce circondarsi di trincee per sentirsi al sicuro nella solitudine e nella certezza così di non essere affrontato e contraddetto. C'è chi si addormenta ventenne e si sveglia con la tristezza di un'ottantenne - o così almeno crede ci si possa sentire a essere vecchi e stanchi -, con le viscere strozzate perché non basta l'abbraccio di un amico, perché quel che manca è un braccio, è una mano, sono capelli neri, labbra fine, piedi e dita. Io non so più chi sono, so solo che mi piace l'accumulo e la paratassi, che sono schiava del cioccolato e della pasta e del giudizio altrui, delle convenzioni, dei compromessi, degli stereotipi, della superficialità, che voglio un naso e una pelle e un domicilio nuovi.
Che devo dare un esame e non mi va e questo mi fa sentire molto infantile.

mi basta che sia più profondo di me

1 commento:

G. ha detto...

è (ancora) molto bello qui.

t'abbraccio