2 gennaio 2012

Il mio errare è diventato un andare

so stay there
cause I'll be coming over
and while our blood's still young
it's so young, it runs
and won't stop til it's over
won't stop to surrender

Errare errore orrore non lo so più se il sensato fa parte delle mie scelte della mia vita per il mio bene. So solo che sono viva, ma a che prezzo? Barcamenata tra lampi e buchi neri di fede e fiducia, tra gente alla quale ho paura ad affezionarmi, con soldi che non so come spendere ma che vorrei trasformare in viaggi, con talenti che non so se esistono, come i ricordi a cui non so che nome dare, se non il mio, che sono un errore voluto. Non ci sto, non voglio dover volere un rimpiazzo, non voglio dover volere una pelle perfetta, non voglio dover volere una voce angelica, non voglio dover volere l'ispirazione, non voglio dover volere un padre, nemmeno la conoscenza e l'astuzia, per essere serena. Non voglio dover volere una modifica o riempire una mancanza. Ma così non si va molto lontano, perché continuo a pensare alla sua schiena, alla mia che schifo, che scuoto la testa davanti allo specchio, sconfitta, che se anche mi copro di maglioni non risolvo niente, non posso cantare, non posso suonare, non posso parlare con mia madre e mia sorella, non posso passare gli esami e andarmene via.
Non sono fatta di tutto questo, non di carne e ossa che mi stanno scomode, non un'anima sfibrata, non un cervello stanco,
sono fatta delle sue ciglia, delle borse che aveva sotto gli occhi, che sfioravo con i polpastrelli, sono fatta del brufolo che gli spuntava sempre sotto il mento e gli dava fastidio allora si faceva crescere la barba, sono fatta delle sue ginocchia ossute, che quando cammina se ne vanno per cavoli loro, che invece di camminare sembra che balla e mi piaceva da morire quando lo vedevo che mi ballava incontro, d'estate mi accecava il sole, il suo sorriso e le sue gambe, sono fatta della pelle secca sulle sue nocche, dei suoi deliri d'onnipotenza, della sua indifferenza, della sua maglietta giallo sbiadito e dei suoi muri verdi, dei suoi ritardi, delle sue teorie, della sua clausura, della sua cecità, della sua risata gelida e di nient'altro. Sono fatta di ricordi, che messi insieme sono pezzi di vita, che solo ora rimetto insieme dando loro un senso, che non è sensato nella sua sensatezza, perché il dolore, per me, non è mai sensato, è impossibile, inopportuno e indegno, sono stufa di credere che per crescere, per capire, per scoprire, per aprirsi, bisogna soffrire.
Il mio errare è diventato un andare via
da te = da me
Il tuo dolore è ancora il mio dolore.
A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa? I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare ad esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l'impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l'inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili; dà poca gioia apparente ma è necessario. Nelly: io SONO Heathcliff! Egli è stato sempre, sempre nel mio spirito: non come un piacere, allo stesso modo ch'io non sono sempre un piacere per me stessa, ma come il mio proprio essere. Così, non parlar più di separazione: ciò è impossibile.

esattamente un anno fa

1 commento:

treble7cref ha detto...

Andiamo, andiamo. Via da sti criminali della nostra giuoia e del nostro autocontrollo!