7 maggio 2012

Still life

Sabato 28/04/2012
Andria (BAT)
Questo posto, quello che mi ricorda, è insostenibile. Due anni fa qui aspettavo con ansia e risentimento un segno di vita e di interesse nei miei confronti da parte di Roberto. E parlavo con lui nel piatto doccia. Mi stanno venendo in mente tante altre cose, come il mio primo servizio in tv che lui ha visto e non so, anzi, so che non è giusto lasciare andare così il flusso dei ricordi; mi aveva scritto un sms con una bestemmia e l'aveva inviato per sbaglio a Emanuela; gli avevo scritto quella cosa su twitter dal pc di zio in redazione ed eravamo felici, perché non ci eravamo ancora trovati, eravamo solo in attesa di afferrarci. E l'anno scorso, mentre ho fatto quello che entrambe sappiamo di aver fatto in questo letto, non riuscire a prendere sonno per le zanzare, tante quante le preghiere, per i ricordi, sempre i ricordi, dello Sziget, per la rabbia, perché di lì a pochi giorni sarei tornata, ma da chi stavolta? Nessun conto alla rovescia. A ripensarci non è nemmeno passato un anno, solo tra quattro mesi lo sarà, e la mole di cose e insanità accadute e intaccate a te e più o meno a me ci ha fatti diventare più estranei di quanto lo fossimo nell'estate del 2009, per esempio, entrambi con le proprie vite taciturne, più o meno... più o meno. Non riesco ad accordare il Roberto prima-durante-dopo di me. Mi sta scoppiando il cuore, non ce la faccio a stare qui, ma devo farlo per zio, perché devo studiare, perché non arriverà nessun sms, perché mi sto buttando nel futuro dallo studio B e ho paura di non essere ancora pronta per partire, ma forse è troppo tardi o forse lo sono già e la verità è che non è tutto questo granché, è solo ricordare e soffrire e andare avanti anche con il freno a mano tirato, da sola. Non credo nemmeno sia stato un caso trovare il nuovo libro di Zafón in quel buco di autogrill, che potrebbe essere il nostro continuo, separati, senza lieto fine o almeno un lieto inizio, un lieto partire. Ora sono definitivamente fuori gioco e ho paura di tutto, di me in primis. Non so quanti mesi erano che non ascoltavo Saturate e England insieme. No, pretendo troppo da me stessa. Voglio solo tornare a casa, voglio tornare alla mia vecchia casa, ai ricordi che avevo e alle aspettative di quando avevo 19 anni.
Cerchietto di raso nero con fiocco su capelli unti, baci à la Jonathan Coe, e poi vado da mamma in cucina.
Che miseria... preferirei stare sul treno in piedi con la puzza di pesce a fissare la ragazza dai capelli biondo-verdastro e la mascella larga.
It's quiet company

02/05/2012
Andata in biblioteca e poi alla Ubik, comprato DFW, parte Gotye come un'annunciazione e esco dalla libreria e risalgo verso casa di Ari, tutta azzurra e arancione, e Somebody that I used to know esce fuori dal bar di Ame e dalle macchine, posso sentirla che mi cammina affianco. Poi davanti a Shine - boh, credo che mi si sia abbassata la vista - c'era una donna seduta sul marciapiede ma da lontano pareva avesse la barba, giuro, e quando sono passata si è ritirata tutta, e volevo dirle "stia, stia!", poi pareva che invece della ghiaia per terra ci fosse sabbia bagnata, davvero, che i sassolini beige fossero sabbia e conchiglie spezzate, e il polline, il polline, come se fioccasse a febbraio, e quei rami di magnolia che sposto per aprire e chiudere il cancelletto.
È necessario che rielabori tutto, se ho paura di aprire la borsa di mamma per paura di trovarci dentro i suoi segreti.
When you wake up, you will find me

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