Sono molto arrabbiata, sono arrabbiata con la gente. Sono arrabbiata perché (dicono che) faccio di tutta l'erba un fascio. Sono arrabbiata perché sento che non è vero, perché mi sento sbagliata se a dire questo ↑ di me è una persona a me molto vicina. Sarò tornata veramente all'inizio - e non nel modo in cui volevo io, invocando The Scientist -, quando come un'adolescente ribellina ritenevo degni di bene solo coloro che condividevano con me la rabbia per determinate situazioni e provincialottate che si consumavano in classe, nel gruppo scout, a Monterotondo, e poi in facoltà, nel gruppo di amici che scegli, e non che ti è imposto dal principio di fratellanza di un clan, fino a Roma, tutta quanta.
Sono arrabbiata perché a quanto pare molti ritengono che sia una persona intellettuale, che dia quest'impressione di me, pur non volendo. La cosa che mi fa rabbia è che io mi ritengo una persona più che normale, perché i miei interessi sono comuni, e, anzi, penso che dovrei coltivarli più concretamente; in generale sono una persona che si adatta, che attinge da varie realtà prima di farsi un'idea su un qualcosa. Come dovrei essere? Sono diversa per questo? Io però vedo attorno a me gente che spesso ha interessi molto più particolari dei miei, che ascolta musica per me assolutamente ignota, che viaggia un sacco, che va a mostre di artisti che sinceramente boh, che veste in modo ricercato, che obbiettivamente dà l'impressione di essere diversa, perché parla e fa parlare di sé, parla dei suoi interessi, è un continuo definirsi e affermare ciò che dice di fare e ciò che quindi è, e cioè una persona intellettuale.
O intellettualoide? Queste persone in realtà non fanno niente di reale, vivono nell'ansia di apparire, di fondare la propria vita sulle foto che si fanno a eventi tipo Any given monday, sulle immagini di copertina di Facebook con libri che non hanno mai letto con umiltà (UMILTÀ!!!), si comportano come i bufali che per fare colpo sulle femmine di un altro branco cominciano a rotolarsi per terra, però loro hanno dalla loro - o almeno credono di poter maneggiare a loro piacimento - Dostoevskij e David Foster Wallace, per ritenersi una razza superiore, per auto-convincersi che loro non sono animali e per impressionare un individuo che credono che sia speciale e diverso proprio come loro. Faccio di tutta l'erba un fascio solo perché quando vedo una persona con Wayfarer, maglioncino a righe di H&M e ciuffo hipster penso che sia una persona che vuole essere diversa? Sono superficiale anche'io nell'etichettare senza pietà? O sono fin troppo critica per questo? Dall'alto della mia arroganza penso che si capisca quando una persona è costruita su principi fragili (e non suoi) e quando no. Io almeno, dall'alto della mia arroganza intellettuale, lo riesco a cogliere.
È sempre colpa mia, quindi, se quando non so nulla di un determinato argomento, preferisco tacere? So bene la differenza tra un'opinione basata sull'esperienza e quella basata su chiacchiere, citazioni e asserzioni di persone che a loro volta ne sanno poco e niente; c'è differenza tra il dire: "Guarda, Picasso non mi piace molto perché mi trasmette un senso di ansia e oppressione." e il dire "Picasso è un disturbato, le cui psicosi - tipiche dell'artista in generis - si ritrovano nei suoi destrutturatissimi dipinti; beh, sì, gli ho fatto capire, a X, chi conduceva il discorso, quando ha - miseramente - tentato di esaminarmi durante l'orale di Elementi di arte moderna; sì." Il tono, il linguaggio, l'abuso che se ne fa, contano! Eccome se contano! Nel secondo caso non c'è il minimo accenno a un desiderio di confronto e arricchimento, la questione si vuole finisca lì. È colpa mia se sono arrabbiata per questa ingiustizia?
Ah, sì? Chi sono io per dire se una persona ne sa veramente o se è un cialtrone come tutti? Che ne so io? Solo perché alcune persone si comportano così, non è detto che siano tutte così. E, pure se si comportano in un modo che reputi snob, non è detto che siano snob sul serio: possono aver avuto un'educazione diversa dalla tua. Ok, ci posso stare. Ma ciò non toglie che, proprio le persone che non sono sé stesse (perché, se di punto in bianco diventano degli intellettualoidi, significa che non sono cresciute così da sempre con i loro interessi particolarixximi), si permettano di trattarmi come se io fossi un'intellettuale, ma ovviamente di serie B. Non è carino vedere snobbato tutto ciò di cui mi sono nutrita da quando ho cominciato ad usare il mio cervello e a formarmi una personalità, per poi vedere queste belle cose venirmi strappate per essere abusate da chi non ha scusanti. Per non essere più arrabbiata dovrei scusarli? Non mi ritengo un'eletta, non ritengo che i Pink Floyd siano roba mia, ma è roba mia il mio modo di sentirli, che non impongo a nessuno! Questa gente riduce ai minimi termini il messaggio (sempre che riescano a comprenderlo!!!) che c'è in un libro, in un album, in un film, e lo trasformano in un fenomeno, veloce ad esaurirsi. E poi non rimane più niente, solamente una sporca bambola di pezza gettata in un angolino. Non va bene. Capisco di essere monotona e noiosa, che è sempre stato così e che quindi non dovrei prendermela, ma sono veramente triste, perché sono arrabbiata. E se mi arrabbio resto sola, perché faccio di tutta l'erba un fascio, perché elimino le persone che reputo finte senza dar loro una chance, perché mi sto rendendo conto che di possibilità ne ho poche (ma non solo io, dico che in generale non è che esistano mille persone importanti delle quali poi si possa fare una scrematura), e che se lascio partire una persona su un treno perché magari al primo impatto mi è sembrata di modi troppo affettati, poi non ce ne saranno altre. Perché la gente che si palesa di punto in bianco non è l'eccezione, è la normalità. Ecco, dovrei smetterla di lamentarmi che gli uomini siano animali solo quando si tratta d'impressionare, e non quando si va a caccia.
Sono arrabbiata perché comincio a pensare che tutte queste cose siano vere, che gli interessi non si condividano con le persone che ami, che stia diventando chiusa e misantropa come mia madre e mia sorella, che non sia migliore né di loro né di nessun'altro con tutte le scuse riguardo la mia presunta normalità. Vorrei solo sapere cosa fare e come farlo, ma credo che questo lo capirò strada facendo, cadendo dall'ottavo piano, finendo su una sedia a rotelle, ritrovandomi su un'isola, battendo i pugni su una botola. Vorrei solamente non essere fraintesa e per questo essere allontanata, privandomi delle mie probabilità. Sono mie, cavolo! Mi servono! Se gli animali rimangono nascosti fra i cespugli e fra le loro maschere odiosissime, a questo punto non è meglio che rimanga a casa, azzerando da me le probabilità, piuttosto che da qualcuno che è banale ma speciale?
E ancora, perché credo che non finirà/ò mai: chi esclude chi? Chi dovrebbe cambiare? Si può cambiare? Chi è cresciuto nel modo sbagliato? Deve sempre rimanere tutto così diviso e confuso allo stesso tempo? Chi è che sta più male, chi è cosciente? Chi è veramente cosciente? Perché l'unica cosa che mi riesce è essere presa per quella che non sono? Io chi sono?
1 commento:
Tu sei una gran persona, la perfetta compagna di viaggio e l'interlocutrice che tutti vorrebbero avere. Non sei intellettuale né intellettualoide, sei appassionata e umile, e capisci la differenza tra l'essere appassionati e "esperti". Nessuno è esperto in niente, non è possibile conoscere tutto di niente, e chi ti definisce intellettuale/oide a te, o se la prende con qualcun altro invece che non se stesso, oppure è semplicemente invidioso della tua capacità di parlare di tante cose senza fingere.. Lo so che, anche pensandola così, ti viene da dirti "vabbe, mo stamo a ffa le trasgressivedestocazzo senza volerlo perché ci definiamo diverse da quelli che fingono". in realtà non è questo il punto: il punto è che noi ne parliamo, mentre loro non lo fanno, quindi sentono di potersela prendere con noi perché esprimiamo ciò che "dovrebbe restare segreto".
I finti non ammetteranno mai di essere finti e costruiti; gli intellettualoidi troveranno un'altra poesia di Baudelaire da citare o un altro libro da osannare pubblicamente senza amarlo davvero intimamente, o un altro film merda di Tim Burton da definire capolavoro. Ogni volta penso a Se Scappi Ti Sposo, quello con julia roberts. Lei nel film prende in prestito le passioni degli altri, perciò arriva a un punto in cui non sa neanche come preferisce le uova. Funziona esattamente così adesso.. a tutti piace tutto e nessuno ama niente davvero, sia cose che persone. Tu lasciali fa e vai avanti per la tua strada, anche se senti di essere diventata asociale e misantropa. Perché in fondo sai che non lo sei, e che hai finalmente cominciato a decidere chi frequentare e chi no.
Tutto ciò per dirti, mia pix, che ti voglio bene e che ti capisco profondamente, e che non sai quanto sono felice di averti trovato in mezzo a questi pixels, perché abbiamo skippato la parte fasulla del fare conoscenza e siamo passate direttamente alle cose concrete e autentiche. E se mai ti chiudessero in una botola nel mezzo di un'isola con fumo nero, superstiti francesi impazzite e cazzi vari, piglierei l'oceanic e ti verrei a trovare.
E Tootsie ce lo rivediamo inzzzieme!!!
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