Nulla da dire, se non che non è vero che se mangi un frutto per la prima volta devi esprimere il desiderio e che se non si avvera significa che il buon dio ha in serbo qualcosa di migliore. Per esempio, sto aspettando ancora che arrivi l'occasione giusta, ché lo so che cercarla e dare una mano al destino non serve, dopo essere stata dimenticata per la terza volta dalla mia psicologa, dopo aver aspettato per 40 minuti il via salaria sotto il sole cocente e accanto a un vecchio ciccione zuppo di sudore e d'un profumo da quattro lire, dopo essere andata in lavanderia e aver aspettato che la signora finisse di stirare la giacca, che mentre tornavo a casa rischiava di volare sulle macchine e avevo il pantalone che si ficcava sotto le scarpe e ho rischiato veramente la vita, credo. Molte case a Monterotondo hanno i muri color tuorlo cotto - che secondo la tabella dei colori è un crema/pelle - e i vasi di terracotta e veramente, veramente a volte sembra un paese normale.
Ciò che mi dà speranza è il fatto che io ora stia a ricordare i volti della signora della lavanderia, della figlia e della nipote, che è molto carina e ciarliera, che sulle etichette dei panni appesi non c'era nemmeno un cognome che conoscessi, che mi pare che alla radio ci fosse una canzone di Tori Amos. E sto qui a ricordarmi di una tal Federica della loro conversazione e che l'altro nipote volesse un gioco con due macchinine. C'è qualcuno che potrebbe ricordarsi di me allo stesso modo.
Però le mie strane fobie voglio tenermele tutte.
30 maggio 2012
25 maggio 2012
Thanks God for my Big Mama
Nun t'ha'a fà sconvolg da'a mmerd, che non'ta diceiv semp: "a mmerd, a'cchiù a musc'lii, a'cchiù puzz!"; e manc l'ha'a acciaccà a mmerd, pcché la mmerd riman mmerd, n'ha'a pù cagnà, n'ha'a pù distrugg, anz, s spalm, e com diceva De Andrè, c cresc pour la ierv soup! Da'a mmerd non te ne dev fr'kà nend, non te dev toccà, non la dev toccà tu, pcché ti sozz e bbast i scarp!
23 maggio 2012
22 maggio 2012
I know it's you*
Il riconoscimento, l'identificazione, la risoluzione. Prendendo il tuo viso tra le mie mani nel buio delle tue pareti verde bosco non (ri)troverei nulla, non saprei cosa dire, non saprei più nulla, perché è nulla, è inutile tutto quanto, che annulla e annichilisce. Ed è un sapere che non mi è e non mi sarà mai concesso.
Questo so: che in tutti i nostri possibili futuri non ci sarà un nostro futuro perché tu sei morto e sei la morte.
Né di qua né di là.
*se non avete seguito e amato Fringe, non potrete capire né questo post, né un cazzo di niente di Borges.
Questo so: che in tutti i nostri possibili futuri non ci sarà un nostro futuro perché tu sei morto e sei la morte.
Né di qua né di là.
*se non avete seguito e amato Fringe, non potrete capire né questo post, né un cazzo di niente di Borges.
18 maggio 2012
Rette sghembe da-verso boh
Il tetris perfetto senza le righe annullate.
Abbracciarsi al volo in corsa senza scontrarsi e azzeccando la combinazione di braccia e collo.
Nessuna cicatrice o punto di giunzione, solo tessuto cutaneo continuo, tutto uniforme.
Allomorfi.
Non come dei giustapposti, sincronizziamoci!
Sì, ma chi? Io boh, alt-io boh.
7 maggio 2012
Still life
Sabato 28/04/2012
Andria (BAT)
Questo posto, quello che mi ricorda, è insostenibile. Due anni fa qui aspettavo con ansia e risentimento un segno di vita e di interesse nei miei confronti da parte di Roberto. E parlavo con lui nel piatto doccia. Mi stanno venendo in mente tante altre cose, come il mio primo servizio in tv che lui ha visto e non so, anzi, so che non è giusto lasciare andare così il flusso dei ricordi; mi aveva scritto un sms con una bestemmia e l'aveva inviato per sbaglio a Emanuela; gli avevo scritto quella cosa su twitter dal pc di zio in redazione ed eravamo felici, perché non ci eravamo ancora trovati, eravamo solo in attesa di afferrarci. E l'anno scorso, mentre ho fatto quello che entrambe sappiamo di aver fatto in questo letto, non riuscire a prendere sonno per le zanzare, tante quante le preghiere, per i ricordi, sempre i ricordi, dello Sziget, per la rabbia, perché di lì a pochi giorni sarei tornata, ma da chi stavolta? Nessun conto alla rovescia. A ripensarci non è nemmeno passato un anno, solo tra quattro mesi lo sarà, e la mole di cose e insanità accadute e intaccate a te e più o meno a me ci ha fatti diventare più estranei di quanto lo fossimo nell'estate del 2009, per esempio, entrambi con le proprie vite taciturne, più o meno... più o meno. Non riesco ad accordare il Roberto prima-durante-dopo di me. Mi sta scoppiando il cuore, non ce la faccio a stare qui, ma devo farlo per zio, perché devo studiare, perché non arriverà nessun sms, perché mi sto buttando nel futuro dallo studio B e ho paura di non essere ancora pronta per partire, ma forse è troppo tardi o forse lo sono già e la verità è che non è tutto questo granché, è solo ricordare e soffrire e andare avanti anche con il freno a mano tirato, da sola. Non credo nemmeno sia stato un caso trovare il nuovo libro di Zafón in quel buco di autogrill, che potrebbe essere il nostro continuo, separati, senza lieto fine o almeno un lieto inizio, un lieto partire. Ora sono definitivamente fuori gioco e ho paura di tutto, di me in primis. Non so quanti mesi erano che non ascoltavo Saturate e England insieme. No, pretendo troppo da me stessa. Voglio solo tornare a casa, voglio tornare alla mia vecchia casa, ai ricordi che avevo e alle aspettative di quando avevo 19 anni.
Cerchietto di raso nero con fiocco su capelli unti, baci à la Jonathan Coe, e poi vado da mamma in cucina.
Che miseria... preferirei stare sul treno in piedi con la puzza di pesce a fissare la ragazza dai capelli biondo-verdastro e la mascella larga.
It's quiet company
02/05/2012
Andata in biblioteca e poi alla Ubik, comprato DFW, parte Gotye come un'annunciazione e esco dalla libreria e risalgo verso casa di Ari, tutta azzurra e arancione, e Somebody that I used to know esce fuori dal bar di Ame e dalle macchine, posso sentirla che mi cammina affianco. Poi davanti a Shine - boh, credo che mi si sia abbassata la vista - c'era una donna seduta sul marciapiede ma da lontano pareva avesse la barba, giuro, e quando sono passata si è ritirata tutta, e volevo dirle "stia, stia!", poi pareva che invece della ghiaia per terra ci fosse sabbia bagnata, davvero, che i sassolini beige fossero sabbia e conchiglie spezzate, e il polline, il polline, come se fioccasse a febbraio, e quei rami di magnolia che sposto per aprire e chiudere il cancelletto.
È necessario che rielabori tutto, se ho paura di aprire la borsa di mamma per paura di trovarci dentro i suoi segreti.
When you wake up, you will find me
Andria (BAT)
Questo posto, quello che mi ricorda, è insostenibile. Due anni fa qui aspettavo con ansia e risentimento un segno di vita e di interesse nei miei confronti da parte di Roberto. E parlavo con lui nel piatto doccia. Mi stanno venendo in mente tante altre cose, come il mio primo servizio in tv che lui ha visto e non so, anzi, so che non è giusto lasciare andare così il flusso dei ricordi; mi aveva scritto un sms con una bestemmia e l'aveva inviato per sbaglio a Emanuela; gli avevo scritto quella cosa su twitter dal pc di zio in redazione ed eravamo felici, perché non ci eravamo ancora trovati, eravamo solo in attesa di afferrarci. E l'anno scorso, mentre ho fatto quello che entrambe sappiamo di aver fatto in questo letto, non riuscire a prendere sonno per le zanzare, tante quante le preghiere, per i ricordi, sempre i ricordi, dello Sziget, per la rabbia, perché di lì a pochi giorni sarei tornata, ma da chi stavolta? Nessun conto alla rovescia. A ripensarci non è nemmeno passato un anno, solo tra quattro mesi lo sarà, e la mole di cose e insanità accadute e intaccate a te e più o meno a me ci ha fatti diventare più estranei di quanto lo fossimo nell'estate del 2009, per esempio, entrambi con le proprie vite taciturne, più o meno... più o meno. Non riesco ad accordare il Roberto prima-durante-dopo di me. Mi sta scoppiando il cuore, non ce la faccio a stare qui, ma devo farlo per zio, perché devo studiare, perché non arriverà nessun sms, perché mi sto buttando nel futuro dallo studio B e ho paura di non essere ancora pronta per partire, ma forse è troppo tardi o forse lo sono già e la verità è che non è tutto questo granché, è solo ricordare e soffrire e andare avanti anche con il freno a mano tirato, da sola. Non credo nemmeno sia stato un caso trovare il nuovo libro di Zafón in quel buco di autogrill, che potrebbe essere il nostro continuo, separati, senza lieto fine o almeno un lieto inizio, un lieto partire. Ora sono definitivamente fuori gioco e ho paura di tutto, di me in primis. Non so quanti mesi erano che non ascoltavo Saturate e England insieme. No, pretendo troppo da me stessa. Voglio solo tornare a casa, voglio tornare alla mia vecchia casa, ai ricordi che avevo e alle aspettative di quando avevo 19 anni.
Cerchietto di raso nero con fiocco su capelli unti, baci à la Jonathan Coe, e poi vado da mamma in cucina.
Che miseria... preferirei stare sul treno in piedi con la puzza di pesce a fissare la ragazza dai capelli biondo-verdastro e la mascella larga.
It's quiet company
02/05/2012
Andata in biblioteca e poi alla Ubik, comprato DFW, parte Gotye come un'annunciazione e esco dalla libreria e risalgo verso casa di Ari, tutta azzurra e arancione, e Somebody that I used to know esce fuori dal bar di Ame e dalle macchine, posso sentirla che mi cammina affianco. Poi davanti a Shine - boh, credo che mi si sia abbassata la vista - c'era una donna seduta sul marciapiede ma da lontano pareva avesse la barba, giuro, e quando sono passata si è ritirata tutta, e volevo dirle "stia, stia!", poi pareva che invece della ghiaia per terra ci fosse sabbia bagnata, davvero, che i sassolini beige fossero sabbia e conchiglie spezzate, e il polline, il polline, come se fioccasse a febbraio, e quei rami di magnolia che sposto per aprire e chiudere il cancelletto.
È necessario che rielabori tutto, se ho paura di aprire la borsa di mamma per paura di trovarci dentro i suoi segreti.
When you wake up, you will find me
23 aprile 2012
monos, II
Ecco, ieri andando a messa con le coliche, salendo a Piazza delle erbe per gli scalini di Potenza, c'era una panchina con su una coppia, proprio la solita coppietta, il taglio di capelli del 2012, i sospiri di sempre, le risatine da adolescente; sarebbero stati bene in qualsiasi posto, anche divisi e scambiati con altri partner, sempre uguali tanto. Ecco, m'è arrivata una zaffata del suo odore, del maschiuccio, e per un momento m'è parso come se i calcinacci del muretto delle scalette fossero caduti proprio a causa del ricordo dei momenti che si sono sciolti come una coda di cavallo sui miei occhi. Ecco, non era un odore unico, perché era quello, era il profumo di un maschiuccio medio, non era solo il tuo odore - capito che cosa brutta? - anche perché ha riempito tutto, in quel momento e sempre, m'ha sempre riempito tutta quando appoggiavo il naso tra spalla e collo e credevo che fosse tutto unico: i gesti e i movimenti, il momento, il sorriso, il tuo odore. A fare la differenza siamo noi? Non credo, perché è tutto stravolto, amplificato o trascurato, non siamo più noi perché cambiamo perché ci fondiamo con l'altra persona e non è giusto, per niente. Non si può amare fuori dalla realtà, perché noi siamo fatti di momenti legati alla realtà che si snoda nel contingente e nella busta dell'immondizia da buttare nel cassonetto sotto casa, e non solo e non più dal passato, sempre dal passato. Vivere nel presente, vivere nel presente. Ma non basta mai.
Però stamattina mi sono svegliata alle 13:30, ho messo su i Maccabees e tirato su le serrande, ho messo un peperone ripieno sul piano del microonde, e ho parlato al telefono con quello che mi sono ricordata sia il mio migliore amico e ora sono le 17:58 e mi pare di avere ancora una vita davanti.
Però stamattina mi sono svegliata alle 13:30, ho messo su i Maccabees e tirato su le serrande, ho messo un peperone ripieno sul piano del microonde, e ho parlato al telefono con quello che mi sono ricordata sia il mio migliore amico e ora sono le 17:58 e mi pare di avere ancora una vita davanti.
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