6 marzo 2012

In the grace of your love

Questo secondo semestre è cominciato male ma dobbiamo trasformarlo in un'estate felice.
Ce la possiamo farcela.

La guancia sinistra sul legno umido del tavolo dell'Under, i Massive Attack e gli amici di cui avevo bisogno ieri notte, l'effetto zattera nelle lenzuola sempre vuote e odiose di cui avevo bisogno ieri notte e a fine giugno, zio che chiama tutte le sere, e io che ho paura che ci sia sempre qualcosa di più sotto, mamma che mi porta i confetti al cioccolato dell'Auchan, due caffè gratis, due penne gratis, incontrare per due giorni di seguito ex compagni di liceo, i miei due migliori amici che si frequentano, non potermi mettere più il parka sopra il pigiama per andare dal giornalaio, un rossetto che non sbavi, un abbigliamento e un portamento da donna e non da tonna, non suonare più e poi recuperare tutto quanto, If I had a gun in ogni dove, le cose che scrivo sull'agenda e che poi riscrivo al giorno dopo e a quello dopo ancora finché non mi riduco all'ultimo, rimettere a posto la testa, il piano di studi e i libri dell'uni, vendere quelli di filologia, avere ancora paura delle macchinette del caffè, il bagno al dipartimento di storia che è sempre occupato, la catarsi della terrazza di giurisprudenza, sempre le stesse canzoni sull'I-pod, dimenticarmi la bici e l'ombrello, mia sorella che straparla in macchina, aspettare in stazione, aspettare nella sala d'aspetto, su panche e panchine di legno, davanti all'ufficio di Asperti, sul treno, in piedi, in equilibrio precario, sull'autobus, vedere che ne sta partendo un altro, quello giusto, e non rendermene conto, aspettare le parole, quelle giuste, come quelle di Fante, l'idea, la melodia, aspettarmi qualcosa o qualcuno che non arriva e non torna, nascondermi dalla gente e cercarne altra a tutti i costi, senza riuscirci. Essere né carne né pesce né niente. Cancello il tuo nome dalla mia facciata.
Tutto questo girare intorno ai posti che non sono riuscita a sconsacrare, e le mie dita che passano tra i tuoi capelli neri in loop.

In the grace of your love.
Everyday when I wake up.

1 commento:

sury ha detto...

Pure io certe volte ho paura della macchinetta del caffè