28 marzo 2012

DIO POCO

Allora
ho trovato il modo per farmi piccola quanto basta per non ritrovarmi incastrata nella scatola, ma anche quanto basta perché vada tutto bene e non verso una nuova Ganton. Oggi non riesco a descrivere nessuno, non-sono, prima mi sono ricordata che devo comprare
La gaia scienza e mentre correvo in soggiorno per appuntarlo sull'agenda sono rotolata, e poi sul treno mentre stavo ascoltando Mykonos - saranno state le 17:40 perché ero nei pressi di Fidene - mi sono accorta che l'ombra dei cavi dell'alta tensione si rifletteva nel vetro e poi sulla stoffa della tenda e pareva che quelli si alzassero e abbassassero in sincronia con la voce di Robin Pecknold, e ci ho messo un po' per capirlo, sebbene già da un po' stessi fissando e seguendo imbabolata quelle righine che correvano col treno. Poi mi sono ricordata di quando non riuscivo a cantarla bene perché mi sbagliavo nel ritornello e invece di "uoooh" facevo solo "uuuuh". Ho trovato il modo per non sbroccare e ritrovare la Forza, non come quel pazzo sul treno che boh avrà avuto una specie di sindrome di Tourette. Il meccanismo delle due linfe si è come inceppato, e l'ossimoro di White Winter Hymnal a maniche corte e braccia sudate, ok, però voglio sapere, ma non so spiegarmi, non voglio amputarmi, ma devo farlo, sennò soffocherò di nuovo, non c'è tempo per limarmi e basta. E, per cortesia, per favore, per piacere, per pietà, per carità di Dio, smettetela di straparlare come delle scureggette scoppiettanti, come delle galline isteriche, come il robot aspirapolvere che sbatte sulla porta, come le risatine delle liceali sull'auto, come le peschiciane al telefono che urlano perché mia madre è lontana ché sta a Roma e non a Foggia, non me ne frega niente delle vostre futili discussioni quotidiane e del vostro bisogno di un mio parere, tanto né mi frega né vi capisco quindi affancula dio caro lasciatemi mummia.
E, per cortesia, per favore, per piacere, per pietà, per carità di Dio, chiudete il cancello della Biblioteca Nazionale con me ancora sugli scalini a leggere Il barone rampante.
E tutto questo tenendosi in bilico su sostegni fragili come rami circondati dal vuoto.

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