28 ottobre 2011

Cose che vorrei fare: The Buried Life

[da aggiornare]
1. bungee jumping
2. paracadutismo à la Another sunrise
3. viaggio on the road
4. percorrere la route 66
5. andare a un parco avventura con i controcazzi
6. alpinismo
7. VIVERE Amsterdam
8. concerto dei Coldplay
9. concerto degli U2
10. stringere la mano a David Gilmour
11. comprare una casa a Londra, con le vetrate così http://29.media.tumblr.com/tumblr_lscsytPTCc1qe20l6o1_500.jpg
12. andare in Africa a fare volontariato
13. InterRail in Spagna
14. studiare matematica, fisica e chimica universitariamente
15. surf in California
16. concerto dei Radiohead
17. concerto dei Daft Punk
18. concerto di Fatboy Slim
19. visitare Seattle
20. andare a Parigi con la mia attuale anima gemella
21. cantare Fuckin in the bushes al karaoke
22. aprire un pub
23. sole di mezzanotte
24. riuscire a suonare Echoes dei PF
25. comprare una vespa bianca
26. fare il Mortacci Tua Reality a chi mi sta sul cazzo (lista censurata)
27. cantare Neighborhood #1 e Phantastica a un mio concerto
28. finire Pokemon Rosso e Argento
29. andare al Sensation White
30. vivere per una settimana su un'isola deserta
31. andare a una cena sociale o alla mensa di Ostia
32. comprare una Fender Telecaster
33. stringere la mano a The Edge

Ho ripescato la famosa lista dei sogni e tra tutte queste belle cosine non c'è "scrivere un libro" o "diventare redattore capo del New York Times" o "diventare un giornalista enogastronomico" . It really makes me wonder...

27 ottobre 2011

Cose che mi piacciono (pt.II, c'avevo ragione)

[da leggere tassativamente con questa in sottofondo]


Io a 'sta vita demmerda je vojo fa sentì la presenza!
Mi piace il pensiero positivo dei Pulp e fare headbanging con canzoni con le quali non puoi fare headbanging, tipo Common people o quell'obrobrio di Every teardrop is a waterfall, mi piace tanto cantare quando piego i panni o quando sono in bagno o quando lo sto lavando, mi piace fare i miei bisognini con la porta aperta (no, non è una perversione).
Mi piace quando mi vengono in mente melodie nuove o quando mi riesce un assolo, tipo oggi con Fat Old Sun, bere dalla bottiglia e i baffetti rosa che ti fa il vino, e quando vedo sorridere di fronte a me persone con la schiuma della Diesel (vodka, weiss e cola) ancora sulle labbra, quando queste stesse persone sorridono a 20 cm dal mio viso e sento una miriade di miscugli di odori.
Mi piace quando sto in tenda, che so di essere l'ultima a sentire i rumori della notte e ad addormentarmi, appiccicata a V. che vuole sempre stare in mezzo, e quando sono la prima a svegliarmi e mi fracico con la rugiada, mi piacciono i torrenti del Veneto e farmici il bagno, in quell'acqua limpida e gelata, mondarmi dai piedi, lavarmi le vesciche e i tagli arrecati dagli scarponi.
Mi piace farmi rapire dalle onde e sentirne i discorsi con le orecchie sott'acqua quando faccio il morto a galla, mi piace collezionare ancora le conchiglie col buco per la collanina, d'estate guidare con il finestrino aperto per risparmiare energia, e non solo d'estate guidare con Fatboy Slim quando sono gasata e con i Pink Floyd quando sono scazzata. Non so cos'abbia la mia radio, ma ogni volta che torno a casa e sto parcheggiando, che stia su Virgin Radio, Radio Capital, M2O (no, sto scherzando) o che ci sia una mia compilation, parte Comfortably Numb. Credo che la mia autoradio sia piacevolmente stregata.
Mi piace pensare che mia madre, mia sorella e mio zio siano eterni, anche se non è così, e dovrei comportarmi come se non lo fossero, perché non lo sono!, ma non ce la faccio a realizzare che un giorno tornerò a casa, qualunque essa sarà, e farà più freddo di fuori.
Mi piace che quando esco con un ragazzo, mi accompagni fin sotto casa e aspetti ad andarsene finché non ho chiuso il portone e i miei piedi sono spariti su per le scale.
Mi piace immaginare il giorno in cui dedicherò una nuova canzone d'amore, nuova nel senso che non l'abbia precedentemente (leggi: durante l'estate del 2010 e per tutto il 2011) sconsacrata.
Mi piace stare simpatica ai bambini, il che per me è difficilissimo, ma anche alla gente in generale. Mi piace dire le cose in faccia, la verità, ma ultimamente mi faccio i cazzi miei, per quieto vivere. Forse è per questo che sono triste, perché muoio dalla voglia di dire le cose come stanno, non per presunzione, ma perché non capisco perché non si debba farlo, dire la verità; mi causa piacere più di una Sachertorte o di un lavoretto. Forse è per questo che voglio diventare giornalista, almeno godrò 24h su 24 e sarò l'unica a farlo - a dire la verità -, anche se questo mi sarà concesso dopo che mi sarò fatta un nome, e anche se al dire preferisco il pensare, e poi scrivere, sebbene scrivere rovini il pensiero dal suo stato puro e incorrotto e le parole limitino sempre, ma questa è un'altra storia. Mi piace quando musica e libri mi rubano le parole di bocca.
Mi piace essere lasciata in pace quando piango, ma anche quando sono Normale.
Mi piacerebbe essere normalmente tranquilla e ridere di una qualche battuta di un qualche straniero in un bar di Madrid, o di Amsterdam, Bristol, Monaco, Budapest. E Londra, Londra, Londra, anche se è piena di italiani, anche se è mainstream, ma Londra, Londra, Londra.
Da sola, soprattutto, perché senza di te significa stare da sola, con gli amici, con la mia famiglia, con i miei compagni di corso, ma senza di te = solitudine. Solitude is bliss.
Ci sto lavorando su.

17 ottobre 2011

Cose che mi piacciono (credo pt.I)

[da leggere preferibilmente con questa in sottofondo]
Ho pensato una vita cambiata, ho immaginato di passeggiarla insieme.
Mi piace progettare cucine, soggiorni, giardini,
pub, lampioni e strade, prima di dormire.
Mi piace immaginare di fare spesa insieme a chi mi fa star bene e fare merenda seduti su un muretto vicino la spiaggia (di Bari, magari) o su una panchina del parco, cambiare il colore allo smalto in base al mio umore e quando non ne posso più coprire tutto con lo smalto nero sperando di coprire anche tutto il resto e mettece 'na pezza sopra.
Mangiare tanto, tanto tanto tanto, mi piace tanto. Stanno cominciando a piacermi i pomodori secchi e lo stracchino, che ho sempre odiato. Niente riesce a mandarmi in estasi quanto un piatto di purè o un pranzo preparato molto alla buona con una mia amica, e arrotolare pomodori secchi a mò di involtino mentre la ascolto sfogarsi. Mi piace il caffè, molto zuccherato. E pensare che da piccola non volevo berlo, non tanto perché non mi piacesse, ma perché avevo paura che un dì avrei partorito dei figli negri (???). Poi non ho continuato a berlo perché sapeva di cattivo, non so se mi spiego, proprio di sbagliato e malvagio. Ora mi piace abusarne, mi da l'illusione di essere forte e appagata, un po' come quando abusavo del tuo tempo, sempre poco (per me) e sempre lento nel suo piattume.
Mi sto innamorando dei posti in cui mi piacerebbe portarti o essere portata per la prima volta con te, non da te ché è veramente inverosimile. Forse non è giusto cercare mete e sognare viaggi, ma mi piace farlo, e conservare le foto in una cartella con un nome banale: "posti". Preferisco storie d'amore per i posti, piuttosto che storie d'amore nei posti. Almeno i luoghi non cambiano tanto, le persone sì, e nel peggiore dei modi. E i posti rimangono sempre lì, ad aspettarti.
Mi piace leggere prima di andare a dormire, qualsiasi cosa, anche i volantini. Ora sto leggendo Madame Bovary, ma una sera mi sono addormentata leggendo un giornalino che mi hanno dato allo Sziget, ed era tutto in ungherese! Mi piace appuntarmi le frasi che mi vengono in mente, e di solito balzano fuori prima di prendere sonno, così le ripeto a mente finché non sono sicura che la mattina dopo me le ricorderò.
Scarico film a manetta ma non li vedo mai. Questo non mi capita con i libri. Mi è successo solo una volta con Edgar Allan Poe: ho comprato I racconti del terrore e l'ho riposto vicino ai suoi compari ad aspettarmi. Ecco, anche i libri aspettano.
Mi piacciono i racconti di paese, le storie antiche, semplici, che non interessano a nessuno (a proposito, Bar Sport è un film eccezionale) ma che sono così belle e chiare, sanno di lenzuola bianche ♥ stese in terrazza, la terrazza di mia nonna o di Graziella, con la vista sul porto, che se ti metti in punta di piedi vedi Maritalia, ma che la vedi anche senza metterti in punta di piedi perché nella mia visione placida non ci sono i palazzi ad occupare la vista del paesaggio.
E mi piacciono anche i detti che tira fuori mia madre. Un giorno li scriverò tutti. Mi piacciono i dialetti, tutti i dialetti meridionali.
Mi piace pensare che un giorno sarai finalmente tu a parlare, e di quello che ti piace. Che io non sono più ciò che ti piace lo so bene. Mi piace pensare che a qualcuno piacciano le stesse cose che piacciono a me, così mi sento meno sola e raffreddata.
Mi piace scrivere fino a tardi, però domani dovrò andare all'uni anche se è previsto The day after tomorrow. Non mi piace la pioggia, no. Voglio solo gelo.

2 ottobre 2011

And I search for you in every passing car

Mi sembrano lontani anni luce quei giorni estivi, i primi di agosto, quando alla fermata di Ponte delle Alpi cercavamo di ricordarci gli accordi delle canzoni degli Arcade Fire e dei Radiohead, quando mi regalasti quei fiori blu quando ci eravamo persi e non avevamo da bere, quando ci siamo addormentati in quella grotta, quando mi hai dato quel bacio al buio.




"Va rimarcato che l'anno luce non è un'unità di misura del tempo (né tanto meno della "quantità" di luce), per quanto sia corretto dire che l'immagine di un corpo celeste distante un certo numero di anni luce ci mostra quel corpo celeste come era lo stesso numero di anni fa, e non in questo momento."
Fonte: Wikipedia.it (ovvio!)

Non riuscivo a fare un passo senza che nascesse un ricordo

Lammerda, affogo nella merda, e non riesco più a distinguere la pazzia dalla malvagità, tanto su di me hanno entrambe lo stesso effetto. Entrambe mi hanno trascinato in fondo, più di quanto lo sia già chi mi ha premuto la mano sulla testa. Come un'estate di tanti anni fa: a Scalea, siamo riusciti - io, mia sorella e la famiglia con cui a quel tempo condividevamo vacanze e festività - a convincere mia madre a farsi il bagno. Pur essendo nata e cresciuta in un paese di mare, che, prima di conoscere la fortuna - o la sfortuna - della dea bendata e una somma enorme di denaro piovuto dal cielo, faceva del mare la sua ragione di esistenza, mia madre non sa nuotare. Si giustifica sempre dicendo che mia nonna la minacciava, che se dalla terrazza la vedeva scendere in spiaggia e farsi il bagno, l'avrebbe chien 'e mazz. Ora, con tutta la buona volontà, l'occhio di falco di mia nonna, e la particolare conformazione del paese, mia madre avrebbe comunque potuto farsi tutte le nuotate del mondo, ma, per la paura di ricevere schiaffi supplementari agli ordinari, se ne stava seduta, in casa a ricamare, a leggere di nascosto in bagno. L'anno scorso doveva andare a un corso di nuoto, ma ormai lei sta bene così, non ne ha bisogno. Il treno è passato, e non mi va di forzarla. Anche perché mi ricordo cosa è successo a Scalea, e se ci penso mi viene un po' da ridere, ma poi mi ricordo la faccia terrorizzata di mia madre, con la mascella serrata e i denti che digrignavano. Eravamo riusciti a portarla in un punto non troppo alto ma abbastanza per nuotare senza farsi venire i lividi alle ginocchia per l'urto con i sassi. Forse non avevamo proprio considerato il fondale sassoso, che se per sbaglio metti un piedi nel punto sbagliato scivoli e ti fai pure tanto male. Probabilmente è successo questo a mamma, però ai lati aveva mia sorella e un'amica nostra, così, nel panico, si è aggrappata a loro, con la forza dei pazzi come dice spesso mia madre per mettermi in guardia da eventuali stupratori appostati dietro l'angolo "Chìll, co a forz d'ii pàzz, t fà nouv nouv!", e ha spinto loro giù in acqua per ritornare lei a galla, e più loro annaspando cercavano di risalire e di farla ragionare, più mia madre si irrigidiva. Io non sapevo che fare, ero pietrificata. Non mi ricordo come siamo tornati a riva, ma ci siamo tornati. Mia sorella era furibonda, l'altra amica non ne parliamo, è una ragazza molto alta ma magrissima, quindi ha sofferto sicuramente più di mia sorella. E mia madre si giustificava. "Voi non capite!"
La pazzia e la malvagità mi hanno fatto affogare quasi, e io le ho lasciate fare, perchè, se significava far sopravvivere il proprietario della mano che mi spingeva giù, spingendo su spalle, cranio e schiena, io sentivo che era giusto così. Era per lui. Niente importava che lui fosse irrimediabilmente incurabile e interrotto, che ne fosse consapevole e ci sguazzasse nell'inesattezza della sua vita arida di emozioni e amicizie e tragicomicamente solitaria, che mi tenesse legato a sé perché aveva captato che dentro di me c'era qualcosa che poteva risucchiare per tenersi in vita. L'ex principale di mia madre riportava spesso un aneddoto, che un matto faceva notare come l'insegna che reca la scritta manicomio stia al di fuori della struttura, perché i matti non stanno dentro, ma stanno fuori!
Questo me l'ha ricordato ieri mia madre, quando sono tornata a casa elettrica e sfinita. Sconcertata, delusa, amareggiata, offesa, ferita. Affamata, perché nemmeno la soddisfazione di un dolce e pieno piacere mi hanno trattenuta e appagata, completamente, in tutto questo tempo. Svuotata? No. Incazzata? Ecco, sì, più o meno. Però sto male, cazzo se sto male. Divisa tra Secretly degli Skunk Anansie e Evil degli Interpol. E non riesco a fare niente senza che nasca un ricordo, una fitta. Marshall ci ha messo 67 giorni per riprendersi, io chissà quanto tempo ci metterò. Credevo di essere tutto per lui, ma era lui a essere tutto per me, assorbita completamente dal mio ruolo di crocerossina, e ora, che non gli servo più.... Beh, a quanto pare sono facilmente sostituibile ^_^
Tra una settimana sarà esattamente un anno, un anno passato a lottare contro i mulini a vento, a cercare di costruire qualcosa su delle fondamenta marce. Le cose belle già non me le ricordo più.

Un assai lungo momento è il soffrire.
Noi non possiamo dividerlo per stagioni, ma soltanto renderci conto dei suoi modi e calcolarne i ritorni. Per noi, il tempo stesso non cammina; e sembra piuttosto descrivere un circolo intorno ad un centro di dolore. La paralizzatrice immobilità di un'esistenza in cui ogni particolare è regolato da un immutevole despota (in modo che noi mangiamo, beviamo, dormiamo e preghiamo o, almeno, c'inginocchiamo per pregare, secondo le leggi di una formula ferrea); questo carattere statico che rende, fino nei più piccoli atti, ogni giornata uguale alla precedente, pare che si comunichi a tutte quelle forze esterne delle quali l'essenza consiste appunto in un mutamento continuo.
Noi non sappiano nulla del periodo della semina o del raccolto, dei mietitori proni in mezzo alle spighe, o dei vendemmiatori sparsi tra i vigneti; nulla sappiamo dei prati verdi che gli alberi di primavera nevicano di petali e che gli alberi del verziere, in autunno, cospargono di frutti maturi, e nulla mai ne possiamo sapere.
Per noi non c'è che una stagione: quella del dolore. Sembra che ci abbiano anche defraudato del sole e della luna. Fuori il cielo può essere d'azzurro e d'oro, ma la grossa vetrata del piccolo abbaino dalle sbarre di ferro sotto cui ci si accuccia non lascia filtrare appena appena che una povera luce sporca. Dentro le celle c'è sempre semioscurità del crepuscolo; e il crepuscolo invade pure ogni cuore.
Nell'orbita del pensiero, come in quella del tempo, il moto non esiste più.

30 settembre 2011

Company's ok, solitude is bliss

["Si è soli anche con gli uomini", disse il serpente.] Non riesco a convertire questo malessere in azione. D'altronde è da me pensare e non parlare, sognare di essere felice e inventarmi scuse per non provare ad esserlo. C'è chi preferisce circondarsi di trincee per sentirsi al sicuro nella solitudine e nella certezza così di non essere affrontato e contraddetto. C'è chi si addormenta ventenne e si sveglia con la tristezza di un'ottantenne - o così almeno crede ci si possa sentire a essere vecchi e stanchi -, con le viscere strozzate perché non basta l'abbraccio di un amico, perché quel che manca è un braccio, è una mano, sono capelli neri, labbra fine, piedi e dita. Io non so più chi sono, so solo che mi piace l'accumulo e la paratassi, che sono schiava del cioccolato e della pasta e del giudizio altrui, delle convenzioni, dei compromessi, degli stereotipi, della superficialità, che voglio un naso e una pelle e un domicilio nuovi.
Che devo dare un esame e non mi va e questo mi fa sentire molto infantile.

mi basta che sia più profondo di me

28 settembre 2011

L Y F

Vorrei averlo vicino, perché è bello, perché è una bella persona dentro, perché è bello quello che fa e sicuramente è bello il suo mondo, come lui lo guarda specialmente, e mi piacerebbe farne parte, non per forza per farci chissà che, ma anche per passare una serata insieme, pure solo mezza, o una mattinata intera, a strimpellare o a mangiare pizza con i fiori di zucca su un divano, su una terrazza a caso. Non so se manca lui o se sono queste dolcezze a mancarmi, però.